Durante il periodo di crescita, per un equilibrato sviluppo, vi deve essere un costante e progressivo avvicinamento alle situazioni di fragilità di giovani-adulti che presentano chiari segni di disagio.
Il giovane ragazzo, fin dai primi anni della scuola superiore di I° grado, comincia ad inserirsi attivamente nella società e proprio per questo è opportuno che inizi a misurarsi con fatti, esigenze ed impegni del tutto nuovi. Per questo deve essere in grado di attivare alcune capacità che sono definiti “compiti evolutivi”.
Essi rappresentano le attività che si situano a metà strada tra un bisogno individuale ed una richiesta sociale, e possono essere portati a termine solo e soltanto se il ragazzo riesce ad effettuare un compromesso intrapsichico interiore.
Ogni compito ha la funzione di mettere alla prova e stimolare il giovane-ragazzo a superare positivamente la condizione di sviluppo in cui si trova, preparandolo ad
affrontare le fasi successive.
Con il termine disagio si è recentemente definito, in modo generico, un’area di malessere giovanile che in precedenza era anche definita dai termini disadattamento o devianza, e che oggi, purtroppo sono diventati sinonimi. Alle volte questi termini sono considerati tappe di un percorso di progressione patologica partendo dal malessere soggettivo, porterebbero fino ad una condizione di malattia
psichiatrica o di aperto conflitto con la società.
In realtà per disagio, come è inteso dalla pedagogia e dalla psicologia, si considera una condizione psicologica legata soprattutto a percezioni soggettive di malessere, si può affermare che il disagio si “sente”, ma non è detto che si “veda”.
Con disadattamento invece si definisce una situazione in cui esiste maggiormente un problema di alterazioni comportamentali che possono emergere anche con
problematiche relazionali importanti. La devianza, infine attiene alle trasgressioni di norme con una gravità o provocatorietà tale da determinare una definizione di
stigma sociale.
Una definizione di disagio perciò, potrebbe essere in realtà una domanda, un bisogno, non ancora patologico, ma psicologico ed affettivo, che include le difficoltà
familiari, di relazione o scolastiche, all’interno di un malessere esistenziale connesso al processo di costruzione dell’identità personale; la capacità quindi di affrontare o meno i compiti evolutivi nella transizione verso la vita adulta, e sui condizionamenti derivanti dal confronto con la cosiddetta società complessa.

Obiettivi del progetto
Il progetto “Inside Out” nasce dal desiderio di effettuare un lavoro di promozione del benessere psico – educativo e quindi emotivo di giovani e adulti che si sostituisca
all’ormai superata prevenzione del disagio e della salute mentale.
L’obiettivo è perciò quello di mantenere uno sguardo attento e un ascolto attivo riguardo le situazioni di fragilità che non siano ancora sfociate in un’istituzionalizzazione senza via di ritorno. La possibilità perciò di dare risposta a quelle domande, a quei bisogni irrisolti che impediscono lo sviluppo e il
potenziamento di capacità e competenze relazionali tali da poter affrontare i passaggi e le tappe evolutive con una certa serenità personale e familiare.
Modalità operative
L’intervento ha come presupposto di base la necessità di creare alleanze educative stabili tra i diversi soggetti di riferimento.
In tal senso è prassi attivare in fase preliminare una riunione operativa tra gli operatori che si occuperanno del singolo caso:
• condividere le linee guida del supporto educativo (ruolo dell’educatore);
• definire le problematiche specifiche del caso;
• concordare gli obiettivi iniziali e le strategie educative.
Affi anco all’equipe psico-educativa è di fondamentale rilevanza il coinvolgimento della famiglia (anche quando siamo in presenza di una persona già maggiorenne)
con un incontro dove:
• presentare il ruolo e l’intervento dell’educatore;
• condividere le modalità di intervento;
• condividere gli obiettivi iniziali e le strategie educative.
Inoltre si ritiene fondamentale al fine di attuare un intervento olistico la condivisione del Progetto e degli obiettivi con eventuali Servizi Specialistici che hanno già in carico il caso o l’hanno avuto nel periodo precedente all’intervento.
La condivisione permette all’educatore di modulare l’intervento ponendo attenzione alle specificità di ogni singolo caso e di verificarne la reale ricaduta anche su un piano di evoluzione personale.

Fasi dell’intervento
La fase iniziale dell’intervento dell’equipe educativa ha due obiettivi specifici:
• Osservazione delle dinamiche relazionali nei vari contesti di vita;
• Costruzione di una relazione significativa con il soggetto/i coinvolti nel progetto.
Al termine di questa prima fase l’equipe restituisce al giovane/adulto e ai familiari quelle che sono le prime osservazioni e, con loro, cerca
di costruire delle strategie educative efficaci ed effcienti.
La fase operativa ha come obiettivo quello di tradurre operativamente le strategie educative individuate in collaborazione con l’equipe psico-educativa avendo cura
di coinvolgere anche i familiari del soggetto.
Lo sviluppo delle attività operative presuppone dei periodici momenti di confronto con tutti gli attore del progetto.
